Da dove viene l’HIV?

Oggi è il primo dicembre.  Il primo dicembre è la giornata mondiale contro l’AIDS.

E, sarà che io son fissato con la storia, ma trovo sempre bene vedere un problema, anche quando è un’epidemia virale nella sua prospettiva storica.

Quindi, esattamente, da dove viene l’HIV ?

Non è una cospirazione gigante dei padroni rettiliani/massoni/illuminati.
Non è neanche il  prodotto di un lavoro di bioingegneria bianca rovesciato contro i neri per mantenerli sotto controllo post-colonial/imperialista.

Fa specie dover fare queste precisazioni, ma c’è gente che ci crede.

Ci crede non solo perché la gente crede più o meno a qualsiasi cosa, non solo perché giornalai e pennivendoli hanno scritto qualsiasi cosa sull’HIV/AIDS, ma anche perché rispondere alla sopracitata domanda non è stato esattamente facile.

Ma adesso, dopo più 25 anni di ricerca, possiamo dire con certezza un po’ di cose sull’origine e la storia della peste del 20esimo secolo.

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Negli anni 80′, quando ha cominciato a diffondersi la consapevolezza dell’esistenza di questo virus sessualmente trasmissibile, sembrava fosse uscito dal nulla (Forse qualcuno di voi se lo ricorda pure). Qualcuno diceva che era un castigo divino (qualcuno lo dice ancora). Se fosse davvero così, dio doveva essere veramente incazzato con metà delle creature viventi.

L’HIV è un lentivirus: fa parte cioè di una famiglia di virus la cui caratteristica principale è un lungo ciclo vitale (sono lenti). A questo si aggiunge un’altra particolarità: sono gli unici tra i retrovirus a infettare cellule che non sono di per loro in divisione. L’HIV predilige le cellule del sistema immunitario umano, ma ci sono lentivirus che infettano tante altre specie, tipo gatti (FIV), bovini (BIV), cavalli(EIAV), pecore (OMVV); c’è persino un virus dell’immunodeficienza specifico per i puma (FIV-POL).

Questi virus sono tutti più o meno strettamente imparentati, come si può facilmente vedere confrontando le loro sequenze genomiche per costruire un albero filogenetico/genealogico.

Non tutti questi virus causano malattie come l’AIDS all’individuo che infettano, però.

Ad esempio, il ceppo di SIV (Simian Immunodeficiency Virus) che colpisce il Cercopiteco Gialloverde (Chlorocebus sabaeus) non fa quasi nulla a questa particolare specie di scimmia. Lo stesso vale per il ceppo specifico del Macaco (Macaca mulatta). Sono infetti, ma non hanno nessun tipo di immunodeficienza particolarmente pronunciata, come quella che l’HIV causa nell’uomo.

Questo cercopiteco gialloverde è chiaramente sconvolto dal paragrafo che ha appena letto. Photocredits: Postdf via wikicommons

Questo cercopiteco gialloverde è chiaramente sconvolto dal paragrafo che ha appena letto. Photocredits: Postdf via wikicommons

Ma se prendete un macaco, una scimmia asiatica, e lo infettate con il ceppo di SIV della scimmia africana (o viceversa), il ricevente diventa improvvisamente immunodeficiente. Contrae l’AIDS, in una forma praticamente identica a quella che colpisce gli esseri umani.

Questo fatto ci insegna già una cosa: l’HIV non è un virus che colpisce gli umani da molto tempo.  Se si fosse evoluto insieme agli esseri umani sarebbe molto meno patogenico, come i ceppi che non fanno nulla alle scimmie.  Quando virus e ospite convivono per molto tempo la loro corsa alle armi raggiunge un’impasse, una guerra fredda biologica, in cui nessuno dei due prevale.

Ma se non l’abbiamo con noi dall’inizio dei tempi, significa che qualcuno, l’HIV, deve avercelo passato. Chi è il colpevole ?

Per scoprirlo sono stati sequenziato i genomi migliaia di ceppi di HIV.  Nonostante il loro genoma possa variare (molto) in certi punti, (l’HIV sfortunatamente è un virus che si evolve molto rapidamente), tutti i ceppi analizzati avevano delle sequenze identiche in comune con vari ceppi di SIV.

Di solito si classificano i ceppi di HIV in due specie principali: HIV-1 e HIV-2. Il parente più prossimo per l’HIV-1, è il SIV che infetta gli scimpanzé. Per l’HIV-2, la specie più largamente diffusa in Africa, è il SIV che infetta il cercocebo moro (Cercocebus atys), una scimmia africana molto diffusa nell’africa occidentale.

L’africa da sola possiede molti più sottogruppi di HIV di tutti gli altri continenti. L’europa e il nordamerica sono dominati da un piccolo gruppo di varianti del virus (gruppo m, sottotipo B). L’est-europa e la russia sono caratterizzate invece dal sottotipo A. Analizzando la distribuzione moderna si possono dedurre importanti informazioni riguardo la diffusione geografica dei vari ceppi di HIV nel tempo. E tutto questo suggerisce che il ceppo originale di HIV umano venga dall’Africa.

Una mappa delle distribuzioni dei sottotipi di HIV. Photocredits: PBS

Una mappa delle distribuzioni dei sottotipi di HIV-1. Come si nota, l’Africa è, purtroppo, ben più colorata. Photocredits: PBS

L’HIV e l’SIV si diffondono nello stesso modo: sesso e contatto tra sangue. L’esposizione al sangue è molto più pericolosa del sesso (900 volte, per l’esattezza); per entrambi i virus la maggior parte delle trasmissioni avviene attraverso contagi madre/figlio e, nell’uomo, dividendo gli aghi per bucarsi.

Questo significa che la trasmissione da scimmia a essere umano è con ogni probabilità il risultato della caccia allo scimpanzè. Questo tipo di caccia (e alimentazione) è un attività molto ben documentata in moltissimi gruppi tribali in tutta l’Africa, molto più della zoofilia.

David Livingstone, nei suoi ultimi diari, parla della caccia degli indigeni ai Soko, che oggi chiamiamo scimpanzé. L'incisione qui sopra viene dai suddetti diari, che potete trovare sul progetto gutemberg (in inglese). Potete leggere la pittoresca e vagamente inquietante descrizione ottocentesca qui:http://www.gutenberg.org/files/17024/17024-h/17024-h.htm#fp052

David Livingstone, nei suoi ultimi diari, parla della caccia degli indigeni ai Soko, che oggi chiamiamo scimpanzé. L’incisione qui sopra viene dai suddetti diari, che potete trovare sul progetto gutemberg (in inglese). Potete leggere la pittoresca e vagamente inquietante descrizione ottocentesca qui: http://www.gutenberg.org/files/17024/17024-h/17024-h.htm#fp052

Basandoci sulle mutazioni che i virus hanno accumulato e la loro varietà e diffusione geografica, possiamo ricondurre un evento di trasmissione del virus dallo scimpanzè all’essere umano intorno al 1931 in quella che è oggi la Repubblica democratica del Congo. C’è la possibilità che il trasferimento si avvenuto anche nel 1880, ma non ci sono prove che garantiscano che questo trasferimento sia antenato di alcuno dei ceppi moderni.

Sappiamo però che il primo caso accertato di infezione in un essere umano è del 1960, e conseguentemente la prima diffusione su larga scala del virus può essere collocata nella seconda metà degli anni 50.

Cosa succedeva negli anni 50 in Africa? Urbanizzazione. Il boom di popolazione combinato all’industrializzazione e al colonialismo, ha permesso la diffusione del virus su larga scala praticamente ovunque.

Kinshasa alla fine degli anni 50. Una città in crescita totalmente sregolata, con un tasso di prostitute pro-capite da far girare la testa. La situazione era più o meno la stessa in tutte le grandi città africane liberatesi dall'imperialismo. Photocredits: Skyscrapercity.com

Kinshasa alla fine degli anni 50. Una città in crescita totalmente sregolata, con un tasso di prostitute pro-capite da far girare la testa. La situazione era più o meno la stessa in tutte le grandi città africane liberatesi dall’imperialismo. Photocredits: Skyscrapercity.com

E’ praticamente certo che ci siano stati multipli eventi di trasmissione tra scimmie ed esseri umani nelle varie comunità di cacciatori, ma l’isolamento di queste popolazioni non poteva permettere la diffusione su larga scala. Un po’ come per l’Ebola (finora), il virus moriva con l’ospite.

Dal Congo il virus sembra aver attaccato l’europa, prima di arrivare in Nord America passando per Haiti. Purtroppo, questa migrazione non è storicamente molto documentata, perché i primi focolai nelle città europee furono scoperti e riconosciuti solo dopo che l’infezione era già stata isolata negli States. Quello che ci dicono i dati molecolari e i fatti storici che sappiamo è che la diffusione dell’HIV nei due continenti deve essere stata temporalmente molto ravvicinata. L’Asia è stata certamente colpita in un secondo tempo, e solo alla fine il virus è emigrato in  Sud America e Oceania, come possiamo dedurre dalla storia genetica dei sottotipi locali.

Almeno per oggi, ignorate un momento complottari sciacalli e venditori di ciarpame vari, che cercano di propinarvi paranoie coniate da Hopper su come l’HIV è nato dal vaccino della polio o su come l’HIV non causa l’AIDS, o stronzate varie. Almeno oggi, sfruttate il vostro tempo per conoscere meglio questo virus, questa sindrome, questa malattia. Ascoltate le immortali parole di Marie Curie:

Della vita non bisogna temere nulla. Bisogna solo capire. E’ tempo di comprendere di più, per poter temere meno.

Korber B, Muldoon M, Theiler J, Gao F, Gupta R, Lapedes A, Hahn BH, Wolinsky S, & Bhattacharya T (2000). Timing the ancestor of the HIV-1 pandemic strains. Science (New York, N.Y.), 288 (5472), 1789-96 PMID: 10846155

Keele BF, Jones JH, Terio KA, Estes JD, Rudicell RS, Wilson ML, Li Y, Learn GH, Beasley TM, Schumacher-Stankey J, Wroblewski E, Mosser A, Raphael J, Kamenya S, Lonsdorf EV, Travis DA, Mlengeya T, Kinsel MJ, Else JG, Silvestri G, Goodall J, Sharp PM, Shaw GM, Pusey AE, & Hahn BH (2009). Increased mortality and AIDS-like immunopathology in wild chimpanzees infected with SIVcpz. Nature, 460 (7254), 515-9 PMID: 19626114

Worobey M, Gemmel M, Teuwen DE, Haselkorn T, Kunstman K, Bunce M, Muyembe JJ, Kabongo JM, Kalengayi RM, Van Marck E, Gilbert MT, & Wolinsky SM (2008). Direct evidence of extensive diversity of HIV-1 in Kinshasa by 1960. Nature, 455 (7213), 661-4 PMID: 18833279

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