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Note da ” Percorsi di Scienze Integrate a Palermo “

Di solito non faccio post di questo genere qui ma se non fate parte di quei 60 diretti interessati abbiate pazienza.

Tramite Italia Unita Per La Scienza, su invito della meravigliosa associazione Natura Vivente, ieri ho fatto una rapidissima toccata e fuga a Palermo come relatore invitato al corso “Percorsi di Scienze Integrate: Approcci Metodologici Interdisciplinari” per docenti di scienze delle scuole medie e superiori, promosso ineieme all’Università degli Studi di Palermo e all’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali.

Un’esperienza bellissima, un’accoglienza calorossissima, per un corso di aggiornamento per insegnanti che è stato di un efficacia e di un successo pazzesco, veramente un percorso integrativo che dà strumenti agli insegnanti e non solo vaghe parole.
Poi, certo, hanno invitato me come relatore, ma anche i migliori a volte sbagliano.

Ad ogni modo: molti degli insegnanti (che erano per gli occasione gli studenti) volevano le mie slides sulla questione della polarizzazione online: potete scaricarle QUI. Non so quante informazioni si possono tirare fuori se non avete seguito il discorso contorto dal vivo ma potete provarci.

Una cosa da cui invece presumibilmente si possono tirare fuori un sacco di informazioni, e che ho citato più volte nel corso della presentazione stessa, è il bigino su Communicating Science Effectively che ho fatto qualche mese fa. Ovviamente ho avuto bisogno di andare a Palermo in giornata per rendermi conto nel mezzo della presentazione che bigino è un termine dialettale lombardo e che nessuno avesse idea di cosa stessi parlando. In ultimo, il video su Youtube con Adrian di Link2Universe che ho usato come esempio di comunicazione video autentica/disintermediata, se avete veramente il coraggio di sentirmi parlare per 2 ore di CRISPR/Cas9 e roba del genere.

Di nuovo grazie a tutti, e magari ripeteremo il prossimo anno.

Il mulo di Fairchild e il sesso nelle piante

Durante il diciassettesimo secolo, i giardini inglesi cominciarono a riempirsi di bastardi, muli, mostri, canaglie, freaks e altre stranezze assortite. Naturalisti e giardinieri di ogni tipo erano disposti a pagare bei soldoni per queste nuove piante che sembravano miscugli di altre piante segnate negli erbari. Ma erano i filosofi naturali che in particolare erano ossessionati da queste stramberie.

Nella prima metà del 1600 Nehemiah ” Nel tempo libero ho inventato l’anatomia vegetale” Grew aveva proposto la sconvolgente e controversa idea che le piante avessero due sessi. Rubacchiando dagli appunti del grande microscopista italiano Marcello Malpighi, teorizzò che gli stami fossero gli organi maschili dei fiori, e che il polline era lo sperma maschile. Fu un ligio osservatore, ma non si sporcò mai le mani a dimostrarlo: ci volle un medico tedesco, Rudolf Jakob Camerarus, per dimostrare in una dozzina di piante differenti che sì, per fare i semi le piante dovevano fare sesso. Di fonte a queste scoperte, gente come John “ho inventato il concetto biologico di specie” Ray e Carl “tienimi la birra che devo inventare la tassonomia” Linneo cominciarono a classificare le piante esaminando gli organi riproduttivi e quali si potevano incrociare.

Ma un sacco di piante si rifiutavano di comportarsi bene e lasciarsi classificare. Da cui, la pletora di aggettivi infami con cui venivano coperti. Alcuni nella prima metà del 1700, stavano cominciando a tirare in ballo concetti allucinanti ed eretici, come la trasmutazione delle specie (gasp!) o addirittura l’evoluzione (stragasp!).

Prima però che si diffondessero certe idee balzane, il mistero di questi bastardi fu risolto da Richard Bradley, professore di botanica a Cambridge, e dal modesto giardiniere e fiorista Thomas Fairchild.

Thomas Fairchild, sulla sinistra in un ritratto, e Nathaniel Grew, sulla destra, da un’incisione a legno, entrambi autori ignoti. Già questo dà l’idea di chi dei due si sporcava le mani. Public Domain

Nel 1717, Fairchild aveva intenzionalmente incrociato il Garofano comune (Dianthus caryophyllus) e il Garofano dei poeti (Dianthus barbatus), due piante simili all’occhio di una persona qualsiasi, ma non ad una persona “Naturalmente incline al Genio” come si autodescriveva Bradley. Quello che nè uscì fu il primo ibrido artificiale che conosciamo, il “mulo di Fairchild “, di cui è sopravvissuto questo esempio nell’erbario dell’università di Oxford. Mulo, perché come il mulo, la pianta era sterile, e non faceva semi.

Per chi come me non è un piantologo e non ha in testa com’è il garofano comune figuriamoci quello dei poeti:
A sinistra catyophyllus, a destra barbatus, foto di Noordzee23 e Hitromilanese via wikimedia commons, su licenza CC BY-SA 4.0

Uno dei due muli di Fairchild sopravvissuti, quello dell’Università di Oxford. L’altro lo ha il museo di Storia Naturale di Londra, e sono leggermente diversi, probabilmente perché Fairchild fece più incroci tra più genitori diversi per trovare nuovi fiori da vendere. Photocredits: Oxford University

In un sol colpo, questo confermava che le piante facevano sesso, che la definizione biologica di specie funziona, e che non c’è nessuna trasmutazione o nuove specie naturali sulla terra, solo rimescolamento di quello che c’è già, stai trà arcivescovo! Almeno in un caso su 3 ci avevano preso.

Oggi gli ibridi di prima generazione, sterili o meno che siano, sono la spina dorsale dell’agricultura, dell’orticultura e del miglioramento vegetale. E sono tutte nate da un mulo.

Photocredits: Oxford University
Bibliografia: History of Botanical Science: An Account of the Development of Botany, Alan G. Morton

La strada per l’inferno è lastricata di mattoni gialli

La maggior parte delle persone che visita questo blog è probabilmente familiare con il concetto di strawman, tipicamente reso in italiano con l’agghiacciante traduzione a stampo “uomo di paglia” al posto del più elegante “spaventapasseri”; è quella fallacia logica informale per cui invece di “attaccare” la posizione del proprio “avversario” in un dibattito, gli si attribuisce una posizione o argomentazione che l’altra parte non ha mai sostenuto, ma in modo che sia abbastanza simile da ingannare i tordi.

Esempio semplice per rendere l’idea:
A: Ridurre le emissioni di CO2 è la strategia più immediata e accessibile che abbiamo per mitigare gli effetti del riscaldamento globale
B: RIDICOLO! Gli ambientalisti credono che distruggendo la nostra economia si possa ricostruire il giardino dell’eden!

E’ una forma di prestidigitazione, una distrazione dall’argomentazione principale, ergendo un povero spaventapasseri che non ha armi per difendersi e può quindi soltanto incassare colpi. Che è poi la ragione della traduzione “uomo di paglia” invece che “spaventapasseri”: il termine originale si riferiva ai manichini da giostra che i cavalieri maciullavano in allenamento. Ma, per motivi che saranno chiaro più avanti e che includono l’intenzione di fare il gioco di parole coi tordi due paragrafi fa, continuo a preferire il termine spaventapasseri.

Al contrario di molti, che trovano gli strawman particolarmente insopportabili, o perniciosi, o fastidiosi, non credo che nella maggioranza dei casi gli spaventapasseri siano un grosso problema. In primis, perché, almeno nei circoli in cui giro io, ormai tutti sanno cos’è e non aspettano altro per attribuire questo sofisma agli avversari e ottenere una vittoria per squalifica; in secondo luogo perché, tipicamente, quello che succede dopo che viene eretto un uomo di paglia è il precipitare frettoloso della discussione verso ingiurie varie e accuse di disonestà; e infine perché, forse per ingenuità, forse per paranoia, tendo sempre ad assumere che quando una persona prende le mie parole e ci ricostruisce un fantoccio di fieno completamente diverso lo faccia perché non ha veramente capito niente di quello che sto cercando di dire, e non perché sta disperatamente cercando di guadagnare punti retorici.

Photocredits: Isako, via Flickr, licenza CC-BY-SA

Sempre che non stia effettivamente cercando di spaventare passeri. In tal caso, per quanto sia inevitabile che gli uccelli prima o poi sgamino l’inganno, è molto meglio utilizzare un finto predatore (per esempio la sagoma di un rapace) e spostarlo frequentemente. Photocredits: Isako, via Flickr, licenza CC-BY-SA

Ma nella terra di Oz si aggirano creature ben più dannose di poveri spaventapasseri senza cervello: sto parlando del terribile uomo di latta.

Uno dei più recenti progressi nella moderna costruzione di nuovi modi per avere torto facendo finta di essere nel giusto è l’uomo di latta, così battezzato da me in questo istante, per fare una distinzione tutto sommato banale ma che ritengo importante importante.

L’uomo di paglia è un’argomentazione terribile che nessuno ha mai avuto intenzione di sostenere, che viene inventata soltanto perché l’altra parte abbia qualcosa di semplice da sconfiggere. L’uomo di latta è un’argomentazione terribile che è sostenuta solo da un numero non rappresentativo di persone, che viene tirata in ballo di modo che la controparte abbia qualcosa di semplice da sconfiggere.

Se l’uomo di paglia è il fantoccio con cui il cavaliere fa pratica sicuro che questi non reagirà mai, l’uomo di latta è un biacco innocente che si trova di fronte un guerriero bardato in corazza a piastre, per poi essere spacciato in taberna come temibile basilisco.

La Strega Cattiva dell’Est è un angioletto a confronto di chi usa questo temibile artificio retorico antropometallico. Photocredits: W.W. Henslow Pubblico Dominio

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Cosa hanno in comune api, squali, cacciatori raccoglitori e videogiocatori?

Seguono tutti i cammini di Levy (forse).

Ero tentato di chiudere il post così, dopo due-righe-due, ma poi la mia mamma ci sarebbe rimasta male che non gli spiegavo le cose. E questo articolo è ancora più ostico del normale da farle capire, visto che tira fuori i videogiochi (gasp!) e la matematica (stragasp!) oltre alla mia solita prosopopea.

E già normalmente la conversazione media con mia madre, parlando di quello che scrivo, va più o meno così:

” Oh, ho letto il tuo articolo!”
” Bene! Ti è piaciuto?”
” Si, tantissimo, però non ci ho capito niente.”

Che per uno che gioca a provare a far per finta il divulgatore è una pugnalata. Come dire a un rugbista ” oh sei bravo, ma se passi in avanti arrivi prima in meta, eh.”.  Ovviamente la colpa è solo e soltanto mia, che non mi so spiegare, e quindi per questo articolo moltiplicherò i miei sforzi.

Dunque, dicevamo, il cammino di Levy. Cos’è, e che c’entrano le varie bestie del titolo?

Le varie bestie del titolo hanno un problema: procacciarsi il cibo in un ambiente più o meno sconosciuto. Devono trovare dei fiori, o una preda o selvaggina, possibilmente con il massimo del guadagno e il minimo dello sforzo.

L’ ape esce dall’alveare e esplora un campo. Normalmente, usando il suo potente olfatto, trova indizi e indicazioni su dove dirigersi, ma stavolta non c’è nessuno stimolo particolarmente interessante. Che fare?  Si può muovere totalmente a caso, come un granello di polline sulla superficie dell’acqua. Qualsiasi direzione, va bene uguale, e quanto andare in ciascuna direzione segue una gaussiana: distanze particolarmente lunghe o particolarmente brevi saranno percorse meno spesso rispetto a distanze intermedie, più frequenti.

Augochloropsis metallica, una bellissima ape "del sudore". Si orienta con il suo ultra-sensibile olfatto, che però a volte la porta a seguire false tracce, come quando segue il sudore umano, da cui è stranamente attratta.

Augochloropsis metallica, una bellissima ape “del sudore”. Si orienta con il suo ultra-sensibile olfatto, che però a volte la porta a seguire false tracce, come quando segue il sudore umano, da cui è stranamente attratta. Photocredits: USGS

Ma andare totalmente a caso è la soluzione migliore?

Uno squalo, alla ricerca delle sue prede, segue una gran varietà di stimoli. Grazie a degli organi specifici, le ampolle di Lorenzin, gli squali sentono i campi elettromagnetici, come i Jedi sentono la Forza. Ma l’oceano è vasto e con la pesca selvaggia l’abbiamo praticamente desertificato: lo squalo deve vagare in lungo e in largo per cercare cibo. Andare a caso sarebbe proficuo?

Sì dà il caso che sia api che squali seguano una particolare strategia per muoversi in cerca di cibo: seguono il cammino di Levy, che, tecnicamente, è una traiettoria che invece di avere una distribuzione di probabilità gaussiana, è iperbolica e “heavy tailed”, con le code pesanti. Spacchettiamo che cosa vuol dire:

In matematica, quello che fanno le api e gli squali sopracitati, muoversi in direzioni casuali con passi di lunghezza variabile, si chiama passeggiata (o cammino) aleatoria (random walk in inglese). Ma non tutte le passeggiate casuali sono uguali: anche scegliendo la direzione completamente a caso, magari si preferisce fare passi (dove per passo si intende la distanza coperta prima di cambiare direzione) più lunghi o più brevi; oppure, non tutte le direzioni sono equamente probabili, ma si preferirà tendere in una direzione, come il carrello del supermercato con la ruota mezza rotta (che no, mamma, non è che lo prendi sempre tu, è che ti ricordi le volte in cui lo prendi e ti dimentichi quando va tutto bene).

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Non tutti gli asteroidi vengono per nuocere

Non tutti gli asteroidi vengono per nuocere

Non ne potete più di aspettare altri articoli di Prosopopea ? Vi annoiate a leggere sempre di cose biologiche perché vi interessa anche l’universo e tutto quanto ? Volete scoprire qual’è il nome che si nasconde dietro lo pseudonimo DoppiaEm

me per stalkerarmi su facebook ? Siete fortunati! Da oggi trovate nuovi miei articoli (inediti) anche su Stukhtra (con un po’ meno Saccenza, ma questi passano per le mani di un’editor)

http://www.stukhtra.it/?p=8713

Contro la Plutopucciocrazia II: Hemphillia dromedarius

Sono sul treno.

E’ senza aria condizionata.

E’ in ritardo di 30 minuti.

E’ più pieno di un carro bestiame.

Sono abbastanza alterato.

Dopo l’ennesima fermata in cui vengo travolto da dozzine di passeggeri impazienti di scendere da questo inferno ambulante, quella che può essere soltanto una luce celestiale individua un posto a sedere liberatosi nella carrozza.

Nessun/a vecchietto/a, donne gravide o invalidi a portata di sguardo. Lesto come una cavalletta zompo per conquistare il desiderato seggio, dove poggio le mie stanche membra ed estraggo il fido portatile. Non ho tempo da perdere, c’è della Scienza da fare.

Poi, l’orrore. Di fronte a me è seduta una ragazza. Indossa una maglietta bianca.

CON UN PANDA ED UN KOALA CHE SI ABBRACCIANO.

L’immagine sfonda i miei bulbi oculari come un ferro rovente. I miei globuli rossi cominciano ad andare in lisi termica, in parte per l’assenza di aria condizionata, in parte perché il sangue ribolle d’ira e di odio. Nel momento in cui sembrava potessi avere un attimo di respiro ecco che no, l’odiato urside si allea con un vile coprofago, e il mio disprezzo per la plutopucciocrazia viene rinnovato.

Urge parlare di qualcosa di veramente repellente e ben più degno di attenzioni per evitare un travaso di bile. Qualcosa di veramente repellente e sproporzionatamente awesome, come Hemphillia dromedarius, altrimenti detta Dromedary Jumping Slug.

Ora mi sento molto meglio.

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Un anno di Prosopopea!

Nessun bradipo è stato maltrattato durante la produzione di questa torta.

Oggi, 7/04/2012, Prosopopea compie un anno!
E’ di primaria importanza un post (e una torta!) per celebrare questo traguardo totalmente arbitrario.

Dopo il continua, qualche statistica random e il sondaggione!
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Le scienze umane e i soldati dell’ovvietà.

Io ho un piccolo problema con le scienze umane.

Non sono al livello degli ingegneri stereotipati che vituperano qualsiasi cosa non abbia pulegge o si possa smontare, o a quelli di Sheldon Cooper, ma comunque c’è un limite a tutto.

Ci sono delle branche delle scienze umane che non sono in grado assolutamente di giustificare la propria esistenza.

Quella che più di tutte è un inno ai fondi riversati a caso in ricerca inutile è senza dubbio la psicologia sociale.

La psicologia sociale è quella cosa, perché non so quanto sia il caso di chiamarla disciplina, che sta a metà fra la sociologia e la psicologia, e studia, o almeno così dice di fare, l’interazione tra individuo e gruppi. Peccato è che la psicologia sociale, come il resto delle scienze umane tutte, non mi tira fuori un’ idea o un concetto a cui non si possa arrivare molto intuitivamente con un minimo di buon senso.

La mia non è una crociata contro i mulini a vento;  come me la pensano svariati  grandi pensatori: una critica molto pungente, ad esempio, arriva dallo storico americano Arthur Schelsinger Jr.  , uno che tra le altre cose ha vinto due pulitzer ed era specializzato nella storia della Seconda Guerra mondiale. Ora, si dà il caso che ai tempi della seconda guerra mondiale, la psicologia sociale esistesse come  disciplina da ormai una quarantina d’anni, e svariate persone fecero le loro “ricerche” sui soldati americani e sulle gerarchie dell’esercito, ottenendo quelle che l’amico Schlesinger chiamò ” pounderous demonstrations of common sense “.

Un celebre sociologo, Paul Lazarsfeld compilò, nel 1949, una lista delle “scoperte” che erano state fatte da questi studi compiuti nelle gerarchie militari. Eccone un breve assaggio, con tra parentesi i commenti dello stesso Lazarsfeld:

1) I soldati più istruiti facevano più fatica ad adattarsi alla vita nell’esercito dei meno istruiti ( Gli intellettuali sono meno preparati ad affrontare lo stress di una guerra rispetto a chi a vissuto in strada)

2)I soldati del sud degli Stati Uniti sopportavano meglio il clima tropicale delle isole del Pacifico rispetto a quelli del nord ( i sudisti erano generalmente più abituati ad un clima caldo)

3)I soldati semplici bianchi erano più impazienti di ricevere promozioni e riconoscimenti dei soldati di colore  (anni di oppressione hanno il loro peso sulla motivazione, specialmente quando la stragrande maggioranza degli ufficiali è bianca)

4) I soldati neri del sud preferivano ufficiali bianchi del sud rispetto a quelli del nord ( gli ufficiali del sud erano più usi e avevano più esperienza nell’interagire con gli afroamericani)

5) I soldati erano più desiderosi di tornare a casa durante le battaglie che nei mesi successivi all’armistizio ( durante i combattimenti è difficile non rendersi conto che la tua vita è in serio pericolo).

La lista prosegue,  con altri studi e altre spiegazioni totalmente ovvie.  Una compilation di banalità.

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