Archivio Categoria: Ciarpamate

6 anni di Prosopopea!

Zomg raga, sei anni dopo un relativamente orrible articolo su bradipi giganti è di nuovo arrivato quel giorno dell’anno in cui questo blog raggiunge un traguardo del tutto arbitrario ed insignificante e ci prendiamo gioco della gente che cerca cose strambe su google e finisce su questo miserrimo blog.

Io vi lovvo tantissimo di bene grazie per ogni volta che mi leggete che mi avete condiviso etc. etc.

C’è chi segue questo blog perché ama gli animali, e chi un po’ meno.

Come ormai da qualche anno, il l’articolo sul perché l’aspirina fa male ai gatti continua ad essere il più letto di sempre, e non sono esattamente sicuro se ho più salvato la vita a gatti da padroni bene intenzionati ma irresponsabili o condannato ad una morte orribile dei poveri felidi innocenti. RAGA NON AMMAZZATE I GATTI PER DIO SPECIALMENTE NON CON L’ASPIRINA E’ UNA MORTE ORRIBILE

Affermazioni azzardate e domande esistenziali a cui è difficile dare risposta

Alcune domande hanno una curiosità infantile e un candore che non posso fare a meno di immaginare un bimbo puccioso con le dita sporche di nutella che googla cose a caso e trova per sbaglio questo blog pieno di torpiloquio e ciarpame.

Nonostante il bradipo sia il mio animale totem questa è un’ottima domanda, ho dovuto googlarlo anche io. I bradipi del genere Bradypus erano già nella tassonomia di Linneo, fanno la loro prima comparsa nella 10ma edizione del Systema naturae del 1758. Ovviamente gli autoctoni, specialmente del sud america, sicuramente conoscono i bradipi da tempi preistorici (Visto che si mangiavano anche i loro cugini terricoli) ma in europa il primo a separare i bradipi in una loro famiglia e rendersi conto che erano imparentati con i pangolini fu proprio il caro Linneo, che ha pure un bradipo che porta il suo nome.

Psst, raga, ve dico un segreto: gli esseri umani sono animali.
Adesso però se siete una azienda coreana che segretamente sta lavorando al clonaggio di bradipi preistorici giganti tocca a voi rivelarmi questo segreto. MEGATHERIUM VIVE E LOTTA CON NOI

Chissà se questo cercava una scusa per giustificare i suoi pregiudizi o un martello da pestare in testa ad un suo avversario retorico. Oh comunque se leggete Prosopopea siete sicuramente persone di classe AAA risparmio energetico.

Prosopopopea per l’educazione sessuale. 

(le formiche hanno un cosino che è simile ad un cuore collocato nel loro addome, che si strizza e spinge l’emolinfa [il loro sangue che non è proprio sangue] in giro per il loro sistema circolatorio aperto. Proprio come me.)

E direi che con questa perfetta profilazione da parte di google del vostro anfitrione come persona che non ha calore umano possiamo chiudere quest’anno in bellezza.

Ad maiora!

Qualche opinione non richiesta sull’acquisizione Bayer-Monsanto

Dopo diversi mesi di trattative, ieri la Bayer ha annunciato l’accordo per l’operazione d’acquisto della Monsanto, un operazione da 59 miliardi di Euro che ora dovrà affrontare lo scoglio dell’Antitrust.

E, normalmente, non mi esprimerei neanche su una cosa del genere: sono a malapena qualificato per parlare degli OGM da un punto di vista scientifico, ma queste questioni di agribusiness sono impestate e per economisti, esperti di policy, quella gente lì, non certo per uno come me che neanche sa compilare un 730.

Ma la reazione alla notizia su Internet, (o per essere più precisi, nella mia personale bolla), si è espressa soltanto come panico e dagli all’unitore, o “meh è una normalissima fusione come tante siete catastrofisti antiprogressisti “. Che, diciamolo, è la norma quando si parla di Monsanto e di OGM e argomenti polarizzanti di questo tipo. Vista la quantità di opinioni disinformate e ideologiche, tanto vale anche metterci la mia: come dico spesso, il nome del blog è scienza con saccenza, non scienza con cognizione di causa.

Per capire ciò che è problematico in questa fusione serve avere una vaga idea del contesto generale dell’Agribusiness, almeno a grandi linee. Tradizionalmente si individuano sei “Big Ag”, aziende agrifarmaceutiche che si dividono il mercato globale in termini di sementi, OGM e agrifarmaci: Basf, Bayer, Dow Chemicals, Dupont, Monsanto e Syngenta. Non esattamente un fiorire di libero mercato e concorrenza, ma questi erano, e sono da almeno 10 anni a questa parte, gli attori principali.

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Apocalisse Azteca, fuori tempo massimo

Una persona sana di mente, o quantomeno non totalmente e indicibilmente pigra, probabilmente avrebbe scritto di escatologia azteca e miti sull’apocalisse tipo, non so, quattro anni fa, nel mezzo dell’isteria collettiva per il 2012, quando la gente (e per gente intendo Giacobbo) era piena d’interesse. Ma io sono irragionevolmente pigro e non del tutto sano di mente, ergo metà Aprile 2016 è un momento buono come un altro per raccontare (più o meno) uno dei miti fondamentali del mondo mesoamericano: la leggenda dei cinque soli (o della quinta apocalisse, se vi è utile da usare come titolo per acchiappar più click).

Gli aztechi credevano in un dio creatore primigenio, Ometeotl, che, per ragioni non del tutto chiare, creò quattro divinità, una per ciascuna delle quattro direzioni cardinali, e gli delegò il compito di creare il mondo.

Le quattro divinità, bontà loro, si misero d’impegno per ordinare il mondo dal caos primigenio. Ma siccome il Sole non esisteva ancora, la maggior parte delle loro creazioni cadeva nel Grande Vuoto, dove veniva divorato da Cipactli, il Grande-Demone-Marino-Rospo-Coccodrillo-Con-Bocche-Su-Ogni-Articolazione-E-Denti-Su-Tutto-Il-Corpo.

Cipactli, il Grande-Demone-Marino-Rospo-Coccodrillo-Con-Bocche-Su-Ogni-Articolazione-E-Denti-Su-Tutto-Il-Corpo

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Séralini torna all’attacco: ” Laboratory Rodent Diets Contain Toxic Levels of Environmental Contaminants: Implications for Regulatory Tests “

Penso che più o meno tutti quelli che si trovano a visitare questo sito abbiano almeno una vaga idea di chi sia Gilles-Éric Séralini, ma per chi non dovesse conoscerlo, un breve recap; per ulteriori approfondimenti c’è sempre Wiki Eng.

Séralini è un docente universitario francese, all’Università di Caen, andato alla ribalta nel 2012 pubblicando un articolo dal titolo “Long term toxicity of a Roundup herbicide and a Roundup-tolerant genetically modified maize” , in cui sosteneva che mangimi contenenti mais round-up (un tipo di OGM modificato per essere resistente al glifosato, un erbicida) causavano il cancro nei ratti. Il risultato era stato pubblicato su un journal relativamente marginale ma ottenne un sacco di attenzione dalla stampa, e con quella attenzione un sacco di scrutinio aggiuntivo. Nel giro di un periodo relativamente breve saltò fuori che lo studio era finanziato da tutta una serie di consorzi e aziende anti-OGM (la principale è la CRIIGEN, Committee Of Independent Research and Information on Genetic Engineering, che ha messo i soldini per molti studi anti-OGM e, sorprendentemente ma non del tutto, per promuovere l’omeopatia).

Attaccare i conflitti di interesse non dichiarati dall’Autore, per quanto sia una critica valida dal momento che implica che ci sia qualcosa da nascondere, lascia però il tempo che trova; quello che più di tutti rende il precedente articolo di Séralini inattendibile è la sua metodologia fallace: il ceppo di ratti utilizzato nello studio in questione è naturalmente suscettibile ad una maggiore incidenza di tumori, e nonostante ciò alcuni ratti alimentati con GM risultavano sopravvivere più a lungo; la vita media di questi ratti è di 2 anni, e l’incidenza dei tumori aumenta con l’età: ma la durata dello studio di Seralini era superiore ai due anni, aggiungendo altro rumore di fondo ai suoi risultati. Peggio ancora, oltre al sospetto di magagne nell’analisi statistica, l’articolo sollevava grossi problemi etici, dal momento che Séralini aveva lasciato che i tumori in questi poveri animali crescessero ben oltre quanto fosse accettabile per qualsiasi linea guida internazionale per ottenere foto scioccanti da sbattere in prima pagina prima di sopprimere i ratti malati. Non solo i risultati dell’articolo diventavano statisticamente insignificanti quando comparati con i gruppi di controllo normali dello stesso ceppo di ratto (Sprague Daley) ma erano in diretto conflitto con ricerche pubbliche analoghe, aumentando ulteriormente il sospetto di manipolazioni dovute al conflitto di interesse.

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Quattro anni di Prosopopea

E siamo giunti ancora una volta a quel giorno dell’anno che viene in tutto il mondo chiamato Prosopoversario: il compleanno di Prosopopea.

Quest’anno Prosopopea è diventato un sito vero tutto suo e non solo un blog su WordPress, è partito infine il podcast che è irregolare quanto qualsiasi altra cosa presente su questo altro blog, e i post continuano progressivamente a degenerare dalle originali spigolature stile settimana enigmistica a terribili e lunghissimi pippotti filosofici sull’argomento della settimana o analisi approfondite della letteratura scientifica su temi sui quali non avrei alcun diritto di mettere becco. In pratica, continua a crescere la saccenza.

Personalmente parlando il 2014 è stato probabilmente il peggior anno della mia vita, ma Prosopopea è rimasto più o meno allo stesso livello di salute che ha sempre avuto: un articolo lunghissimo al mese che non arriva mai al punto, come piace a voi.

Non vi prometto più roba per quest’anno che viene (perché non gli terrei mai fede), ma vi prometto di fare roba più diversa: sto disperatamente cercando di escogitare qualche modo per non predicare (sempre) ai convertiti. E no, non si tratta di fare altri articoli su come avvelenare gattini.

Non avvelenate i gattini. Sul serio.

Se vi affrettate, avete ancora qualche ora per partecipare al Giveaway di compleanno sulla pagina FB o su Twitter e rischiare di ricevere un qualche videogioco aggratis.

Io vi ringrazio per tutti i commenti, le visite, le condivisioni, gli auguri di morte, le minacce di denunciarmi all’ordine e tutto quanto mi lasciate; predicare nel vuoto dello spazio profondo è divertente ma quando ci sono altri marziani che ti ascoltano lo è ancora di più.

Ad maiora!

Posso fidarmi di Wikipedia?

Wikipedia è una delle grandi meraviglie del mondo contemporaneo. Se solo vent’anni fa qualcuno mi avesse detto ” Oh, voglio aprire un sito che conterrà la conoscenza approssimata su tutto il sapere e i trivia umani, compilata esclusivamente da volontari e completamente gratuita” gli avrei riso in faccia. Eppure, oggi, pure con tutti i problemi che può avere, wikipedia è una componente della vita quotidiana tanto quanto google, e ha completamente cambiato il modo di approcciarsi al sapere di molta gente.

(Il paragrafo precedente è sostanzialmente la mia dichiarazione di bias positivo nei confronti di wikipedia.)

C’è però, specialmente in accademia ma non solo, la tendenza a considerare wikipedia come non attendibile o non accettabile come fonte: ed effettivamente ci sono riflessioni da fare in merito, che farò riferendomi SPECIFICAMENTE alla Wiki in inglese, che è quella non solo con la maggior diffusione mondiale ma anche quella che ha il maggior numero di contributori e lo standard qualitativo più alto.

In astratto, la domanda “posso fidarmi di wikipedia?” non è molto diversa da “posso fidarmi del mio medico?”. Non c’è niente di esoterico nel termine “fidarmi” in questo caso: semplicemente il fatto che il mio medico dice ” X ” è una buona ragione per credere che X sia vero. Allo stesso modo, chiedere se ci si può fidare di wikipedia significa chiedersi ” Leggere X su wikipedia è una buona ragione per credere a X? “.

La natura Wikipedia rende però la domanda, anche se la formula è medesima, molto diversa, diversa anche dal semplice ” Posso fidarmi di una fonte senza conoscere il suo autore? “. Se state leggendo questo in fondo non mi conoscete, ma ci sono presumibilmente ragioni per cui siete disposti a fidarvi (o quantomeno, prendere in considerazione quello che dico prima di correre a chiudere il browser e scappare nella direzione opposta). Magari la ragione per cui vi fidate è il fatto che cerco sempre di citare bibliografia rilevante, e anche se specificamente non vi fidate di me o non siete in grado di decifrare voi stessi gli articoli citati, vi fidate del fatto che se ho scritto cazzate madornali qualcun altro me lo avrebbe fatto notare. Oppure vi basate sul fatto che quando ho scritto qualcosa nel vostro ambito di competenza era di un livello di precisione accettabile senza affermazioni che facessero sanguinare gli occhi per la loro colossale idiozia.
Sono tante le strategie che si possono applicare per giudicare quanto uno scritto sia attendibile; il problema nasce quando cerchiamo di applicare queste strategie all’enciclopedia più famosa che c’è.
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Il glutine è un po’ più complicato di quanto crediate.

Oggi ho visto due persone che se le davano (verbalmente) di santa ragione sull’intolleranza al glutine.

La mia naturale reazione è stata “Ohibò, questa gente ha bisogno di una profonda revisione della letteratura fatta da una persona non esattamente qualificata come me!”.

Al ché, ho avuto la pessima idea di chiedere ai miei cari amici e colleghi di Italia Unita per la Scienza le cose prima facie più assurde che avessero sentito dire sul glutine.

Due o tre travasi di bile dopo ho compilato una lista più o meno completa assurde che si dicono riguardo celiachia e intolleranza al glutine: ho acceso pubmed, ho iniziato a scavare nella letteratura scientifica, e ho scoperto che tutto è molto più complicato di quanto certa gente proclami, spesso per ragioni di marketing, come verità.

Partiamo da dove sono partito con le ricerche, su un tema che tanto per una volta non è una fintroversia ma un contenzioso anche nella comunità scientifica. L’intolleranza al glutine esiste?

Più o meno chiunque su tutto lo spettro scientifico è concorde nel dire che la celiachia esiste, è una malattia autoimmune, e colpisce all’incirca l’1% della popolazione. I sintomi della celiachia sono per lo più gastroenterici (diarrea, gonfiore, dolori addominali), ma è anche collegata ad anemie, carenze vitaminiche e tutta un’altra serie di problemi generali. La celiachia è abbastanza semplice da diagnosticare con un test del sangue e una biopsia dell’intestino.

Dove comincia ad esserci dissenso è sull’esistenza di una “intolleranza al glutine”, che sarebbe una reazione avversa al glutine i cui sintomi si manifestano anche in persone non celiache.  In ambito accademico la chiamano “Sensibilità Non-Celiaca al Glutine”, che è preferibile ad “intolleranza” perché è più specifico e non rischia di essere confuso con la Celiachia quando usato nel normale parlato. Li userò in maniera interscambiabile, riferendomi invece specificamente alla celiachia con il suo nome, quindi occhio quando leggete.

In ogni articolo sul glutine si pone il problema di mettere foto originali che non siano spighette di grano. Risolvo così: questa è la struttura cristallografica tridimensionale del complesso maggiore di istocompatibilità umano (La proteina che dice al sistema immunitario "Ehi questa qui è una cosa cattiva, attacca!") legata ad un pezzetto di glutine. Da RCSB Protein Data Bank, pubblico dominio

In ogni articolo sul glutine si pone il problema di mettere foto originali che non siano spighette di grano. Risolvo così: questa è la struttura cristallografica tridimensionale del complesso maggiore di istocompatibilità umano (La proteina che dice al sistema immunitario “Ehi questa qui è una cosa cattiva, attacca!”) legata ad un pezzetto di glutine. Da RCSB Protein Data Bank, pubblico dominio

Un sacco di gente dice di aver sintomi gastrointestinali gravi che se ne vanno quando cominciano diete senza glutine, ma il più delle volte nessun test scientifico riesce a trovare alcun problema nel loro intestino: in questo caso, acclarato che non sia un caso di celiachia non diagnosticata, definiamo il misterioso problema come sensibilità non celiaca al glutine.

Studi più recenti cominciano a mettere in discussione risultati pregressi che negavano l’esistenza della sensibilità non celiaca al glutine. Il primo studio convincente che ho trovato in merito è del 2011: Biesiekierski e colleghi pubblicano uno studio randomizzato in doppio cieco sul tema, e tutti sanno quanto mi piacciono gli studi randomizzati in doppio cieco. Nella ricerca in questione, pazienti con la sindrome del colon irritabile che sostenevano che i propri sintomi miglioravano quando non consumavano glutine, sono stati tutti messi a seguire una dieta completamente priva di glutine: a metà, presi a caso, veniva anche somministrata una pillola di glutine, agli altri un placebo. E a quanto pare hanno trovato che i pazienti a cui casualmente finiva il glutine mostravano molti più sintomi avversi di quelli a cui veniva dato il placebo ( p= 0.0001 !). Tuttavia, non manifestavano nessuno dei soliti marker immunologici, o segnali nelle biopsie, solitamente collegati alla celiachia.
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Kardashian, bibliometria e calore umano

Non ho problemi ad ammettere che non sono una persona piena di calore umano. Le evidenze sono molte: la misantropia generale quando passo troppo tempo su Facebook, la temperatura corporea simile a quella di un rettile, il fatto che quando ho posto la domanda “Ma io sono pieno di calore umano?” alla mia ragazza ci sono stati 25 secondi buoni di silenzio prima che rispondesse “Che stai dicendo?”.

Quindi non sono rimasto particolarmente sorpreso quando uno studio recente dell’Università di Princeton ha riportato che gli scienziati, gli ingegneri e i ricercatori sono tre categorie che vengono percepite come competenti ma allo stesso tempo fredde.

Per fortuna siamo comunque messi meglio degli avvocati.

Per fortuna siamo comunque messi meglio degli avvocati. Credit: Susan Fiske, Princeton University, Woodrow Wilson School of Public and International Affairs

 

A guardare il grafico si direbbe che non siamo messi malissimo, ma per capire il risultato bisogna fermarsi un secondo a vedere la metodologia che i due autori, Fiske e Dupree, hanno utilizzato. In primis, hanno raccolto una lista di lavori tipici con un sondaggio on line a partecipazione libera. Questo spiega perché esistono due punti separati per distinguere “scientist” e “researcher”, che sono sostanzialmente sinonimi. Sì, ci sono ricercatori in lettere antiche e filosofia e altre discipline non scientifiche eccetera, ma di solito la persona qualunque quando pensa alla parola “ricercatore” pensa all’uomo in camice bianco che fa lo scienziato nella pubblicità dei dentifrici (occhio che la parola uomo non è a caso; ci torniamo poi).
Creata questa lista, un gruppo di americani selezionati a caso e diversi da quelli che hanno compilato la lista ha risposto a un altro sondaggio in cui non veniva chiesta la loro opinione su queste categorie, ma come queste categorie venissero percepite dal popolo americano in generale. Presente quel meme che andava di moda un po’ di tempo fa su Facebook “Come mi vedo io, come mi vede mia madre, come mi vede tua cuggina e vi discorrendo?”. Ecco, uguale, solo con più metodo scientifico.

Knowyourmeme mi dice che, tra l'altro, questo è stato uno dei primi esempi del meme.

Knowyourmeme mi dice che, tra l’altro, questo è stato uno dei primi esempi del meme.

È una tecnica che si usa abbastanza spesso in psicologia perché tende a ridurre l’influenza di pregiudizi personali e spesso convince la gente a riportare stereotipi in cui loro stessi non credono, ma di cui sentono l’effetto. L’ho fatto anch’io due paragrafi fa, ricorrendo allo stereotipo del ricercatore Colgate, in cui non credo minimamente ma che ho tranquillamente usato come scorciatoia intellettuale, attribuendola a questa misteriosa entità detta “gente qualunque”.

Gli autori analizzano poi le varie categorie e notano come lavapiatti e netturbini hanno punteggi bassi su entrambe le scale: è il ben noto effetto areola, per cui istintivamente crediamo che le persone belle hanno qualità belle e le persone brutte sono cattive. Queste professioni, che hanno a che fare continuamente con roba percepita come degradante o sporca o disgustosa, vengono quindi viste come poco competenti e fredde. La poca competenza ha anche a che fare con l’umiltà, sicuramente; ma perché un netturbino o un lavapiatti o una prostituta debbano essere stronzi non mi è ben chiaro. E probabilmente non è ben chiaro alla maggior parte di quelli che hanno risposto al sondaggio: stavano riportando le percezioni degli altri, loro! Mica pensano cose brutte sulle zoccole, loro…

Le professioni che hanno a che fare con la compassione e l’umanità e l’abnegazione, al lato opposto, sono quelle che hanno i punteggi più alti su entrambe le scale: ed ecco che gli insegnanti, i medici e le infermiere sbancano l’ammirazione del pubblico. Nessuno sano di mente farebbe mai l’insegnante o il medico se non fosse altruista e buono e non amasse le persone, no? Specialmente mischiarsi a bambini, adolescenti in crisi ormonali o vecchi malati. Bleah.

Infine ci sono gli scienziati, gli avvocati, i CEO e quel quadrante del grafico: professioni che sono viste come competenti ma anche di cui la gente può fidarsi poco e verso cui il pubblico ha poca empatia. Perché? Fiske e Dupree hanno usato una seconda scala con un terzo gruppo di persone che misurasse le motivazioni del perché la gente ha questi sentimenti contrastanti nei confronti degli scienziati (specificamente i climatologi, per via del casino in USA con gli “scettici” dei cambiamenti climatici). Le colpe includono: mentono con la statistica, complicano inutilmente le cose, sono interessati solo a far carriera, sono arroganti, sono di sinistra.

Ed ecco la conclusione a cui giungono gli autori, che a dire il vero non è questa gran perla di saggezza: il problema del pubblico con la scienza non è quasi mai ignoranza, ma è che degli scienziati, la gente, non si fida. Infatti sono percepiti come distanti dalle persone normali, con una percezione gonfiata della propria importanza, interessati più alla carriera che a mettersi al servizio degli altri nonostante siano il più delle volte dipendenti pubblici e, anche quando competenti, comprabilissimi.

E purtroppo hanno ragione. No, non Fiske e Dupree. Gli americani che pensano questa cosa.

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Hasta i Vittoriani siempre

A volte ricevo mail su articoli che ho pubblicato qui. Il più delle volte, sono mail totalmente e completamente folli, come quel tizio che voleva convincermi che nei cromosomi c’è la prova della divinità della Bibbia, visto che in Genesi c’è scritto che Eva è stata creata togliendo una costola ad Adamo e il cromosoma Y ha un braccio in meno del cromosoma X.

A volte sono cose che mi lasciano semplicemente perplesso: mail vuote che hanno come oggetto solo “Re:” e nel testo solo un link. Nel caso specifico, questo link.

Più o meno un anno fa scrissi un blogpost in reazione ad un paper, popolarissimo nella stampa generalista, che sosteneva che i Vittoriani erano più intelligenti di noi e col tempo stiamo diventando tutti scemi. A quanto pare la gente che vuole fare del passato imperiale inglese un mondo ideale non manca: ed ecco che il link qua sopra vorrebbe persuadermi che l’età Vittoriana era l’età d’oro della salute umana, in cui la speranza di vita era superiore a quella moderna, in cui nessuno assumeva alcool o tabacco, il cibo industrializzato non aveva rovinato la nostra salute, e le malattie degenerative non esistevano.

In pratica, in barba a WHO, vegetariani vari e 200 anni di scienza della nutrizione, la dieta ideale esiste ed è più o meno quello che mangiava Darwin.

E, giusto per dovere di cronaca, partiamo con il dire che sono profondamente pregiudizievole contro questo tipo di argomentazioni ancora prima di leggerle nel merito. Perché, per quanto supporre che il presente sia l’ultima parola sul progresso e il benessere umano sia arrogante e opinabile, tutte queste affermazioni che vogliono indorare il passato come fosse un mito arcadico mi fanno veramente cadere le braccia. Negli ultimi 50 anni la medicina ha visto la comparsa di vaccini per la polmonite, per le meningiti, per le epatiti, per il morbillo e per l’HPV; RM, PET, TAC e altre sigle diagnostiche improponibili; chirurgia laser, chirurgia robot, telechirurgia, chirurgia estetica e liposuzione; centinaia di farmaci tra cui fluoxetina, paroxetina e mirtazapina, per cui ho particolare affetto; abbiamo avuto il tempo di inventare e far perdere di efficacia per colpa di uso sconsiderato una dozzina di antibiotici; cuori artificiali, coclea artificiali e arti artificiali così efficaci che se provi ad usarli per competere alle olimpiadi alla gente viene il serio dubbio che ti avvantaggino; occhi artificiali e fegati artificiali sono lì lì dietro l’angolo. Abbiamo un posto dove puoi accedere da qualsiasi parte nel mondo e avere accesso ad una versione approssimativa di tutto il sapere umano, dai fossili di generi di lemuri estinti a strani formaggi polacchi.

Ma, a quanto pare, quando lo stato dell’arte della medicina era un corpetto coi magneti per far crescere le tette e l’arsenico era sicuro e onnipresente, i vittoriani (che giustamente erano più intelligenti di noi) avevano trovato lo stile di vita e la dieta perfetta per una vita senza malanni.

Ora, io posso capire che a leggere Ugo Bardi alla gente venga il male di vivere, e che spesso queste affermazioni pro-saggezza-millenaria-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio siano più che altro motivate da comprensibile furia contro lo status quo che da un genuino credere che sotto la regina Vittoria la gente stesse alla grande; ma vedere scritto in letteratura scientifica, che tra il 1850 e il 1870 ” a generation grew up with probably the best standards of health ever enjoyed by a modern state. ”  mi fa quasi rivalutare la costola di Adamo.

Messo in chiaro che sono più pregiudizievole di un membro del Ku Klux Klan a Lampedusa, andiamo a vedere quali sono le argomentazioni e le prove che Clayton e Rowbotham portano nel loro articolo pubblicato sull’International Journal Of Environmental Research And Public Health (Impact Factor: 1.99).

Quello che vogliono sostenere, nello specifico, è che:

We argue in this paper, using a range of historical evidence, which Britain and its world-dominating empire were supported by a workforce, an army and a navy comprised of individuals who were healthier, fitter and stronger than we are today. They were almost entirely free of the degenerative diseases which maim and kill so many of us, and although it is commonly stated that this is because they all died young, the reverse is true; public records reveal that they lived as long – or longer – than we do in the 21st century. These findings are remarkable, as this brief period of great good health predates not only the public health movement but also the great 20th century medical advances in surgery, infection control and drugs,

 

Che, tradotto in breve per la mia mamma, significa che l’Impero Britannico aveva una forza lavoro, un esercito e una marina più in salute, più forte e più atletica di quanto non siamo noi moderni, in cui le malattie degenerative sostanzialmente non esistevano, e che vivevano tanto a lungo, se non più a lungo di noi, nonostante spesso si dica il contrario, il tutto ben prima dell’invenzione non solo della medicina pubblica, ma anche degli antisettici e dei primi farmaci.

Una affermazione sorprendente, e, direbbe qualcuno, straordinaria. Su quale evidenze si basa?
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Tre anni di Prosopopea!

Oggi è il terzo anniversario di Prosopopea, un traguardo sì, del tutto arbitrario, ma quasi impensabile considerata la mia generale pigrizia (se il mio Patronus è un bradipo ci sarà un motivo).

In realtà in questo terzo anno il numero di articoli è sensibilmente diminuito, a fronte di una ulteriore dilatazione del volume: più invecchio e più divento prolisso, e twitter continua ad essere una tortura cinese. Ma il volume di traffico è aumentato, e sono anche, per felice coincidenza, pericolosamente vicino ai 100 mila visitatori unici (Sto a 95mila e rotti). Che per carità, in 3 anni son ben pochi, e volendo fare l’ennesimo-sito-con-le-classifiche-che-plagia-spudoratamente-cracked si potrebbe fare di meglio; ma hey, voi venite qui per la qualità e la simpatia dell’ospite, no?

Cioè, di solito. Visto che tanto questo post è totalmente autoreferenziale, tanto vale confessarsi: la prima chiave di ricerca con cui la gente arriva qui, dopo “prosopopea” e altre cose che esplicitamente si rifanno al nome del Blog, è “veleno per gatti”. Non so esattamente come, ma apparentemente il mio articolo su Come l’aspirina è tossica per i gatti ha scalato il pagerank per chi cerca un modo casalingo per uccidere qualche felide. Che non è proprio quello a cui aspiravo. Certo, c’è pure gente che ci arriva cercando “posso dare l’aspirina al gatto”, ma siamo a 759 visitatori unici vs soli 195.

Non ammazzate i gattini, please.

Poi sì, c’è chi mi trova con chiavi di ricerca più appropriate, tipo “Larve negli occhi”, o “catheter-deliverable hydrogel derived from decellularized ventricular extracellular matrix increases endogenous cardiomyocytes” e poi ci sono cose che mi lasciano perplesso:

Immagine

dafuq? Ho scritto un intero articolo sugli archea patogeni e ha attirato lo stesso numero di persone di “vagina pelosa spermanale” che sono abbastanza sicuro di non aver mai scritto prima di oggi. 

L’articolo più popolare negli ultimi 12 mesi è l’ultimo coso sul cancro che ho scritto (9.2666 visualizzazioni, straccia la concorrenza), complice anche un passaparola che non avevo minimamente previsto, seguito dall’articolo sull’aspirina e i gatti di prima (5.439 visite), e l’articolo sulla storia dei cromosomi umani ( 4.124 visualizzazioni).

Se volete lasciarmi detto qual’è il vostro articolo preferito di quest’anno nei commenti, fa sempre molto piacere; se non vi ricordate quali sono gli articoli di quest’anno, dopo potente peer pressure, nonostante mi vergogni profondamente di tutto quello che scrivo due mesi dopo il fatto, adesso esiste una voce archivio nella barra sulla destra che potete consultare a vostro piacimento.

Non vi prometto niente, ma da un po’ di mesi mi sto organizzando per far di Prosopopea anche un podcast. Ve lo dico nella speranza che ” Oh beh, l’hai detto, mo o lo fai o ci perdi la faccia” mi faccia venire il pepe necessario per trasformare le parole in fatti.

Io vi ringrazio per tutti i commenti, le visite, le condivisioni, gli auguri di morte, le minacce di denunciarmi all’ordine e tutto quanto mi lasciate; predicare nel deserto è divertente ma quando ci sono altri Tuareg che ti ascoltano lo è ancora di più.

Ad maiora!